mercoledì 5 giugno 2013

Anche l'uomo diventerà invisibile

Il "mantello dell'invisibilità" di Harry Potter è un po' più vicino a diventare realtà grazie alla ricerca sulle nanotecnologie finanziata dalla Commissione europea. Scienziati provenienti da Germania, Grecia, Turchia e Regno Unito sono riusciti a modificare il flusso della luce grazie alle nanotecnologie, aprendo la strada non solo a potenziali applicazioni nel settore delle lenti e dei circuiti ottici, ma anche alla creazione di dispositivi tridimensionali "esotici" come i "mantelli dell'invisibilità". Il progetto per ora si limita a rendere invisibili oggetti di dimensioni inferiori al millimetro, ma ha fornito una prova di principio fondamentale della possibilità di elaborare le proprietà ottiche dei materiali in modi finora ritenuti impossibili. Il progetto fa parte delle iniziative della Commissione volte a potenziare la ricerca nelle TIC ad alto rischio nel settore delle tecnologie dell'informazione future ed emergenti, un obiettivo dell'Agenda digitale per l'Europa. Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell'Agenda digitale, ha dichiarato: "Sono stupefatta dall'ingegnosità dei ricercatori europei. Questo progetto ha ottenuto nella realtà qualcosa che finora avevamo visto solo come effetto speciale al cinema. Ricerche così importanti sono fondamentali per creare le basi di nuove tecnologie indispensabili per la competitività europea.". Gli scienziati del progetto PHOME hanno progettato e creato "meta-materiali fotonici" che condizionano il comportamento dei raggi luminosi. Questo importante progresso si basa sul principio dell'ottica di trasformazione, ambito nel quale l'equipe che conduce il progetto ha svolto un ruolo pioneristico.
I meta-materiali hanno il potere di catturare la radiazione elettromagnetica e deviarla progressivamente. Vengono creati grazie all'ingegneria delle nanotecnologie, che manipola la materia a livello di atomi e molecole.                                                 Il "mantello dell'invisibilità" è costituito da piccolissime aste, larghe poche centinaia di nanometri e disposte accuratamente secondo una struttura simile a una catasta di legna in modo da poter curvare parzialmente le onde luminose.
 Modificando la velocità e la direzione della luce, gli scienziati sono in grado di guidare le onde luminose attorno a una protuberanza di pochi micron in modo da renderla invisibile in tre dimensioni, a lunghezze d'onda luminose prossime a quelle visibili all'occhio umano.Gli oggetti vengono rilevati quando le onde – che si tratti di suono, luce, raggi X o microonde – rimbalzano sulla loro superficie così da permettere ai nostri occhi di elaborare le informazioni ricevute. Attualmente si sta studiando come estendere l'effetto alla gamma visibile e i risultati sono previsti per gennaio. Finora i "mantelli dell'invisibilità" funzionavano solo in due dimensioni, l'oggetto occultato era cioè invisibile dall'alto ma diventava visibile se osservato di lato. Questo studio è il primo che ha portato alla creazione di un dispositivo che rende un oggetto invisibile in tutte e tre le dimensioni.


In futuro questa ricerca potrebbe avere applicazioni nello sviluppo di componenti ottici del tutto nuovi, come lenti perfette, dispositivi per immagazzinare la luce e componenti importanti per laser e applicazioni di optoelettronica, come modulatori e isolatori oppure la progettazione di dispositivi di rilevamento non invasivi nel campo della ricerca biomedica. 
Secondo il Sunday Times la scoperta potrebbe portare a una nuova generazione di mezzi stealth, di aria ma anche di terra, che non sfuggono solo ai radar come gli attuali bombardieri in dotazione all'aviazione militare Usa, ma anche alla vista.
Sebbene mantelli in grado di rendere invisibili interi individui siano fuori dalla portata della scienza e della tecnologia attuali, la ricerca ha dimostrato un principio importante ritenuto impossibile fino a tempi recenti.

martedì 4 giugno 2013

E nella vita quotidiana del futuro...

Se la nanotecnologia entrerà a far parte della nostra vita quotidiana, in apparenza non ci saranno cambiamenti radicali. Alla gente piacerà ancora sedersi ai tavolini all’aperto dei caffè, anzi sarà ancora più gradevole perché il rumore dei motori a scoppio sarà stato sostituito da un ronzio discreto e da una vibrazione simile a quella delle porte stagne nell’Enterprise di Star Trek. L’odore di benzina sarà sostituito dall’odore passeggero, a stento percepibile, del metanolo utilizzato per le celle a combustibile. Il servizio sarà estremamente rapido; la scelta operata direttamente sul menù elettronico attiverà automaticamente la cucina. Si potrà pagare il contoin euro facendo scorrere la propria carta di pagamento sul simbolo “euro” stampato in un angolo del menù. 
Nanoparicelle in nanosoluzioni diventano fluorescenti in 
presenza di luce ultravioletta, altrimenti restano invisibili

  Le mance saranno sempre lasciate in monete perché fanno un rumore tanto piacevole. E l’igiene sarà garantita, perché le monete saranno rivestite di nanoparticelle antibatteriche. Le vetrine dei caffè saranno molto care perché avranno svariate funzioni, con il che in fin dei conti risulteranno economiche: resisteranno alla sporcizia e ai graffi, si scuriranno automaticamente quando la luce è troppo intensa, trasformeranno la luce in energia elettrica e se ce ne sarà bisogno si accenderanno come uno schermo gigante. Sarà divertente guardarsi la Coppa del mondo standosene dentro o davanti ad un caffè, insieme con altra gente. Con una nanoelettronica matura sono concepibili dispositivi di grande eleganza come una vera agenda elettronica digitale delle dimensioni di una carta di credito (naturalmente sarebbe possibile farla anche più piccola ma sarebbe meno maneggevole).
Vetro fotocromico - la trasparenza di questi vetri può essere
regolata per via elettronica, ad esempio per la dimatizzazione
per gli uffici del futuro

  L’oggetto potrebbe essere un monolite nero opaco senza strutture riconoscibili, con la superficie nera che capta la luce solare e la trasforma in elettricità; resisterebbe ai graffi e sarebbe rivestito da uno strato finissimo di diamante, sotto il quale si troverebbe uno strato sottile in piezoceramica che convertirebbe il suono in elettricità e viceversa per consentire la comunicazione vocale. Naturalmente sarebbe anche capace di trasmettere dati attraverso la luce e le onde radio.

La tastiera virtuale, il sistema interpreta il passaggio del dito
su un tasto proiettato come su uno reale

  Questo dispositivo potrebbe anche vedere mediante un obiettivo piatto e un chip di conversione di immagini ad alta definizione, si accenderebbe come uno schermo e servirebbe da registratore, macchina fotografica, televisione, telefonino e, grazie al GPS, da strumento di orientamento. Su richiesta leggerebbe, tradurrebbe e spiegherebbe il menù di un bistrot parigino, farebbe l’ordinazione in un francese impeccabile e pagherebbe il conto.
Naturalmente saprebbe riconoscere le voci e le impronte digitali delle persone autorizzate ad utilizzarlo, proteggendosi così da usi impropri.





domenica 2 giugno 2013

La rivoluzione energetica


Le nanotecnologie sono utilizzati in diverse applicazioni legate all’energia. È importante distinguere tra le applicazioni legate alla produzione dell’energia, le applicazioni legate all’immagazzinamento dell’energia e le applicazioni legate al risparmio energetico.
Una importante applicazione delle nanotecnologie nella produzione dell’energia si trova nelle celle fotovoltaiche. Un settore molto importante delle celle fotovoltaiche è quello basato su materiali organici e substrati flessibili. In queste applicazioni l’utilizzo di nanoparticelle come fullereni e nano tubi contribuisce a superare uno dei maggiori fattori limitanti di questa applicazione e cioè la resa della cella. Inoltre, come accennato in precedenza, l’utilizzo di rivestimenti nano strutturati ad elevate proprietà barriera contribuisca ad allungare al vita del prodotto. Un altro settore di applicazione delle nanotecnologie è quello della produzione di micro-batterie. Anche in questo caso l’impiego delle nanotecnologie è duplice; infatti, si usano sia nei rivestimenti di tali dispositivi che nei materiali attivi. In entrambi i casi, la finalità è quella di accrescere la capacità di immagazzinamento di questi dispositivi in modo da renderli utilizzabili per l’alimentazione di dispositivi portatili.
Le celle a combustibile sono un sistema di produzione dell’energia che sfrutta l’idrogeno come risorsa principale. 

illustrazione di una cella a combustibile
 
L’utilizzo di nano tubi di carbonio e nano tubi metallici altamente porosi consente di poter immagazzinare l’idrogeno necessario al funzionamento della cella a combustibile. È di fondamentale importanza considerare che il prodotto di reazione della cella a combustibile è acqua, quindi questo sistema di produzione alternativo alle tradizionali batterie ha anche il vantaggio di un basso impatto ambientale.
Le nanotecnologie trovano applicazione anche nella produzione di dispositivi per l’illuminazione a basso consumo di energia e basso ingombro. In particolare la produzione di led e led organici (o-led) vede una larga applicazione di nanotecnologie.

LED a diversa colorazione

La OSRAM sta producendo dei led basati su nano cristalli a bassissimo consumo di energia. I LED (diodi emettitori di luce) realizzati con strati nanometrici ad alta efficienza che convertono l’elettricità in luce, possono ormai produrre anche luce bianca e dunque sostituire la tecnologia tradizionale. Questa sostituzione comporterebbe notevoli risparmi, in quanto i LED richiedono solo il 50% dell energia elettrica consumata da una lampadina normale per dare la stessa quantità di luce.

giovedì 30 maggio 2013

La rivoluzione del carbonio


I NANOTUBI

I nanotubi di carbonio sono stati scoperti intorno al 1985 dal chimico americano Richard E. Smalley, il quale osservò che in determinate condizioni gli atomi di carbonio sono in grado di organizzarsi in strutture ordinate di forma sferica, che dopo un successivo rilassamento tendevano ad arrotolarsi su se stesse dando origine alla tipica forma cilindrica che ritroviamo all’interno dei nanotubi in carbonio. 

rappresentazione schematica
       di un nanotubo in carbonio

superficie in grafene di un nanotubo





























 


I nanotubi in carbonio esistono in tre differenti forme: anzitutto abbiamo i nanotubi a parete singola formati da un singolo foglio di grefene arrotolato su se stesso, poi abbiamo i nanotubi a parete doppia formati dall’arrotolamento di due strati grafenici e infine abbiamo i nanotubi a multiparete formati da più fogli grafenici arrotolati coassialmente su se stessi. Di queste tre differenti tipologie di nanotubi, quelli più facili da ottenere sono gli ultimi, che non richiedono condizioni di crescita troppo particolari.
I nanotubi in carbonio possiedono caratteristiche meccaniche si altissimo livello, associate a un peso specifico (quello del carbonio) che è di molte volte inferiore a quello della maggior parte dei metalli utilizzati in campo industriale. È stato calcolato che un nanotubi può avere una resistenza alla trazione cento volto più grande dell’acciaio pesando però sei volte di meno rispetto a quest’ultimo. Senza contare che i nanotubi non presentano solo una elevatissima resistenza alla rottura per trazione, ma sono dotati anche di una buona flessibilità, dato che sono in grado di piegarsi senza rompersi o danneggiarsi fino ad angoli di 90°. L’estrema resistenza alla trazione unita alla loro flessibilità rende i nanotubi ideali per l’uso come rinforzo per i materiali polimerici, producendo nanocompositi dalle prestazioni elevatissime. Inoltre, l’uso dei nanotubi nella produzione di fibre può portare alla produzione di compositi estremamente più resistenti degli attuali compositi basati sulle fibre di carbonio tradizionali. 
 
 



        Fotografie in microscopia SEM dei                                 nanotubi in carbonio






                                                                       

                                                                                                                               
                                                                                                                                Da un punto di vista elettrico i nanotubi in carbonio possono comportarsi sia come conduttori che come semiconduttori, a seconda delle condizioni nelle quali sono stati sintetizzati. Ciò rende molto interessanti questi materiali per eventuali applicazioni nel campo dell’elettronica e dell’optoelettronica (branca dell' elettronica che studia i dispositivi elettronici che interagiscono con la luce e le loro applicazioni). Molti ricercatori del campo dell’elettronica, stanno lavorando alla possibilità di utilizzare i nanotubi in sostituzione dei tradizionali conduttori e semiconduttori utilizzati per la costruzione dei chip. Ciò in virtù soprattutto di un peculiare fenomeno osservato all’interno dei nanotubi e chiamato conduzione balistica, per il quale quando gli elettroni trasportati passano all’interno del nanotubi, questo è in grado di portare corrente senza scaldarsi. Questa particolare proprietà rende i nanotubi molto interessanti per la realizzazione di nanocavi e cavi quantici, che potrebbero affiancare il silicio nel campo dell’elettronica e consentire il passaggio dalla microelettronica alla nanoelettronica. È stato calcolato, infatti, che un processore realizzato con transistor di nanotubi potrebbe tranquillamente superare i 1000GHz di potenza superando tranquillamente tutte le barriere di miniaturizzazione imposte oggi dall’uso del silicio. Le proprietà di conduzione elettrica dei nanotubi possono essere modificate drogandoli, ossia inserendo all’interno della loro struttura degli atomi aventi le caratteristiche ricercate (un po’ come si fa con il silicio). Tra i risultati più interessanti in questo campo va citata la realizzazione di un diodo, formato da due nanotubi, che permette il passaggio di corrente solo in un senso, esattamente come nei normali diodi in silicio. La differenza fra questi ultimi e il diodo realizzato con i nanotubi sta soltanto nelle dimensioni.  La limitazione principale all’utilizzo dei nanotubi in carbonio è attualmente rappresentato dal loro elevatissimo costo, giustificato dalle complesse condizioni nelle quali devono essere sintetizzati.

mercoledì 29 maggio 2013

Verso il mondo dell'invisibile!

Sembrerà incredibile, ma grazie a scotch  e matita che è cominciata l'avventura che ha portato gli scienziati russi Andre Geim e Konstantin Novoselov a raggiungere il premio nobel il 5 ottobre di tre anni fa. Hanno passato e ripassato la mina all'interno del nastro adesivo, ottenendone particelle sempre più piccole: il grafene. Nient'altro che fogli spessi un atomo di carbonio puro: un materiale che fa parte della storia dell'uomo da centinaia di anni. Questo materiale, tra l'altro, è destinato a rivoluzionare i chip, mandando in pensione il silicio.  Tramite le applicazioni delle nanotecnologie si possono realizzare transistor su scala nanometrica e dispositivi quantistici con maggiori funzioni ( computazione quantistica ) rispetto a quelli classici utilizzati correntemente nell'industria elettronica. Se negli ultimi 50 anni l'informatica ha contribuito in modo determinante allo sviluppo, nei prossimi 50 saranno le Nanotecnologie a dare nuovo impulso all'innovazione creando nuovi materiali e prodotti dalle caratteristiche prima inimmaginabili.
Si riusciranno a realizzare oggetti molto robusti e, al contempo, estremamente leggeri; ciò sarà molto utile nell'aviazione o per costruire schermi giganti che costeranno pochissimo. Propio nella fabbricazione di schermi si vedranno con ogni probabilità gli sviluppi più rapidi. Il colosso coreano Samsung è in pole position per lanciare entro due anni i sottilissimi schermi fatti di grafene, materiale destinato a rivoluzionare anche i chip mandando in  pensione il silicio.
"Gli elettroni si muovono a una velocità straordinaria all'interno del grafene tanto che, se lo confrontassimo col silicio sarebbe come far correre una biclicletta contro una macchina di formula 1"- questo è il pensiero di Heike Riel, manager del gruppo di ricerca sugli elettroni in nanoscala all'IBM.

Touch screen al grafene
Aggiungiamo all'elenco pannelli solari e batterie ad alte prestazioni; da tutto ciò si comprende l'interesse che ci sia al passaggio dalla progettazione alla produzione industriale.
Un altro colosso, quello taiwanese della Polytron ha ultimato un prototipo di smartphone totalmente trasparente. Al momento c'è solo l'hardware e alcune parti, come la SIM, la micro-SD e la batteria sono ben visibili tra gli strati di vetro. Eppure, Polytron intende portare presto sul mercato un apparecchio perfettamente funzionante, con tanto di software «invisibile».                              Il materiale utilizzato per la struttura esterna è ovviamente il grafene. Il prototipo ha un piccolo pannello touch al centro; i vari sensori e il processore sono posti ai bordi. Altre aziende importanti stanno lavorando a dispositivi flessibili e trasparenti, come la società di telefonia giapponese NTT Docomo che, in collaborazione con Fujitsu, ha presentato qualche tempo fa il prototipo di schermo double face trasparente ed utilizzabile da entrambe le parti. Vero o presunto che sia, pure l'ultimo rumor che riguarda la Apple parla di un iPad in versione trasparente.

Progetto di un I-Pad trasparentete
Insomma, l'eredità di Steve Jobs influenza pesantemente le nuove ricerche nel campo della microtecnologia. Si cerca continuamente di migliorarsi, di creare nuovi modelli di dispositivi elettronici in grado di aumentare sia la quantità che la qualità delle prestazioni dei modelli precedenti.
In questo senso arriveremo a un mondo in cui potremo dosporre di sempre maggiori oggetti, tutti a portata di mano.
M proviamo, per un momento a immaginare come sarà il nostro futuro nanotecnologico...

martedì 28 maggio 2013

Essere 'Preda' dell'intelligenza artificiale

"[...]Gli sciami non avevano un leader e neppure un'intelligenza centralizzata. La loro intelligenza derivava dalla somma delle singole particelle. Queste si auto-organizzavano a formare uno sciame, e questa auto-tendenza all'auto-organizzazione produceva risultati imprvededibili. Era davvero  impossibile sapere come si sarebbero comportate di lì a poco [...]"

Queste sono le considerazioni di Jack, protagonista del romanzo 'Preda', che, trovandosi davanti i risultati di anni di studi nella loro sembianza peggiore, si abbandona a un torpiloquio che preferisco baipassare.
Ciò che provoca tanta rabbia e altrettanto terrore è uno sciame di nanomolecole che è fuoriuscito dal laboratorio della MediaTronics, azienda per la quale lavorava Jack, sfuggendo al controllo degli scienziati e ha cominciato ad agire in modo autonomo, e, cosa più grave, ha iniziato ad evolversi con grande velocità ed ha indivituato la sua preda: l'uomo.
Tanto per rammentare brevemente la trama del libro: Jack ha perso il lavoro ed ora è costretto a fare da balia ai tre figli. La moglie Julia è il vicepresidente della Xymos, un'azienda del Nevada specializzata in tecnologia d'avanguardia dove un equipe di scienziati sta cercando di mettere a punto una nuova teconologia medica ovvero micro-videocamere che, lanciate all'interno del corpo umano, sono in grado di effettuare diagnosi di estrema precisione.
In seguito Jack riceve una proposta di lavoro proprio dagli ex datori che consiste in una consulenza per risolvere un problema con un sistema distribuito, il predprey (predatore-preda), fornito in concessione proprio alla Xymos. Dopo essersi recato sul posto Jack fa la macabra scoperta delle microparticelle.

Uno sciame di micro robot del progetto open source swarmrobot.org.
Il caso presentato nel romanzo di Michael Crichton può essere considerato come un lite catastrofico al quale l'uomo non arriverà mai; tuttavia anche in questa terribile prospettiva si cela un interessante motivo di riflessione.
Quali sono i rischi concreti che possono portare le moderne micro-tecnologie?
Il rischio più temuto riguarda la fabbricazione dei nano-materiali ed in particolare l'esposizione degli operatori alle particelle emesse durante il processo. Inoltre, nel caso in cui questi materiali vengano utilizzati in grosse quantità, come per le vernici e gli smalti, sussiste un forte rischio di dispersione nell'ambiente delle pericolose particelle.
È stato provato che le nano-particelle possono penetrare il corpo umano attraverso i polmoni e, in alcuni casi, raggiungere il cervello;dati sulla possibilità di assorbimento cutaneo non sono invece ancora disponibili. Finora i nanomateriali sono stati così poco compresi che gli scienziati non sono in grado di predire come si comporteranno e di testare la loro sicurezza. Più di 1.000 articoli di consumo manifatturati con nanoparticelle, che possono essere fino a 100 volte più piccole di un virus, sono già sul mercato, nonostante la quasi totale assenza di dati certi sui pericoli che comportano per .la salute umana e l'ambiente. E mentre queste particelle atomiche possono essere un beneficio in alcune applicazioni mediche, scienziati e ambientalisti richiedono maggiori studi. Fino ad oggi sono pochi gli effetti nocivi riscontrati di questa nuova tecnologia virtualmente non regolamentare. Ma questa mancanza potrebbe essere dovuta proprio agli scarsi studi che sono stati condotti nella fretta di trovare un sempre maggior numero di applicazioni nanotech redditizie. Insomma, neppure tra l'elite di scienziati c'è una completa armonia a proposito dei possibili danni che le nanotecnologie potrebbero causare sia all'uomo che all'ambiente. Sono necessari ulteriori studi e approfondimenti che certifichino il reale pericolo che  le moderne applicazioni elettroniche possono provocare. Solo il tempo risolverà tale dubbio; intanto è necessario continuare a studiare e finanziare la ricerca in tal senso al fine di renderla più sicura possibile, affinche cioè l'uomo o la natura non ne diventi la PREDA principale.
Ora parola agli esperti...


mercoledì 22 maggio 2013

I transistor

I transistor vengono impiegati in ambito elettronico, principalmente, come amplificatori di segnali elettrici o come interruttori elettronici comandati da segnali elettrici ed hanno sostituito praticamente quasi del tutto i tubi termoionici (valvole). Il termine transistor deriva da "TRANSconductance varISTOR". Il primo transistor fu realizzato con punte di contatto e aveva le dimensioni di circa un centimetro. Fu costruito negli Stati Uniti nel 1947 da Walter Brattain, che insieme a William Shockley e John Bardeen ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1956, con la motivazione: "per le ricerche sui semiconduttori e per la scoperta dell'effetto transistor". Il primo tipo di transistor sperimentato e poi prodotto fu il transistor bipolare o BJT , in cui sia elettroni che lacune contribuiscono al passaggio della corrente. In seguito furono creati altri tipi di transistor, in cui il passaggio di corrente avveniva grazie ad un solo tipo di portatori di carica (o elettroni o lacune), detti FET, acronimo di Field Effect Transistor.Sia i FET che i BJT, nel tempo, hanno dato origine a molti tipi diversi di transistor, usati per gli scopi più svariati. I transistor generalmente hanno tre piedini (pin) denominati: BASE, COLETTORE e EMETTITORE ed hanno due tipi di polarizzazione NPN e PNP.


POLARIZZAZIONE DEI TRANSISTOR
Nei transistor NPN il positivo di alimentazione va applicato sul collettore e il negativo all' emettitore e a massa.Nei transistor PNP il positivo di alimentazione va applicato all' emettitore e a massa e il negativo al collettore.
In questo contesto tre parole chiave sono:
- Zona attiva diretta: quando la giunzione base-emettitore è polarizzata direttamente e la giunzione base-collettore inversamente.
- Saturazione: quando entrambe le giunzioni sono polarizzate direttamente.
- Interdizione: quando entrambe le giunzioni sono polarizzate inversamente (e quindi il transistor non conduce).

LE TRE CLASSICHE CONFIGURAZIONI
In genere si è soliti amplificare un segnale applicando il transistor sulla Basa e prelevandolo dal Collettore.
Questa però non è l'unica configurazione possibile, di seguito vi elencherò le più usate:
-Common Emitter (Emettitore comune)
In questa configurazione il segnale da amplificare si applica sulla Base e il segnale amplificato si preleva dal collettore. Così configurato una piccola variazione di corrente sulla Base determina un'ampia variazione di corrente di Collettore. Il segnale amplificato che si preleva sul Collettore risulta sfasato di 180 gradi rispetto a quello applicato sulla Base in pratica la semionda positiva si trasforma in negativa e quella negativa in positiva.
Transistor- configurazione a emettitore comune

-Common Collector (Collettore comune)
In questa configurazione il segnale da amplificare si applica sulla Base e si preleva dall' Emettitore. Poiché questa configurazione non amplifica viene usata come stadio separatore per convertire un segnale ad alta impedenza in un segnale a bassa impedenza.   Il segnale che si preleva sull' Emettitore non risulta sfasato e la semionda positiva applicata sulla Base rimane positiva sull'uscita dell'emettitore, e la semionda negativa applicata sulla Base rimane negativa sull'emettitore.
transistor- configurazione a collettore comune.

-Common Base (Base comune)
In questa configurazione il segnale da amplificare si applica sull'Emettitore e si preleva sul Collettore. In questa configurazione una piccola variazione di corrente sull'Emettitore determina una media variazione di corrente sul Collettore. Il segnale che si preleva dal Collettore non risulta sfasato, cioè la semionda positiva e la semionda negativa che entrano sull' Emettitore si prelevano in uscita dal Collettore nuovamente positiva e negativa.
Transistor- configurazione a base comune


Come già detto in precedenza il transistor è un dispositivo che amplifica in corrente, quindi una piccala variazione di corrente sulla base darà come risultato una elevata variazione di corrente sul collettore (configurazione common emitter). Ovviamente per svolgere al meglio le sue funzioni il transistor ha bisogno di essere integrato da altri componenti che determineranno il grado di polarizzazione, il guadagno, e la qualità del risultato finale. Tra questi componenti i più usati sono le resistenze, nel progettare stadi a transistor bisogna temere in considerazione alcuni parametri molto importanti quali  Tensione, Corrente, Resistenza, Impedenza.